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LO STOP CON DISIMPEGNO

La fermata con disimpegno durante il movimento richiede molta attenzione da parte del cavallo e la coordinazione del suo corpo.

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Nel primo modulo ATH abbiamo insegnato al cavallo a fermarsi muovendoci verso la sua spalla. È il movimento più logico e facilmente comprensibile per un cavallo, dove la pressione verso la spalla lo comprime tra noi e la parete, invitandolo a fermarsi e a non venire al centro. Arrivati al secondo modulo si cercherà di insegnare al cavallo a fermarsi disimpegnando il posteriore, affinché lui possa girarsi verso il centro.

 

Foto 1 – Lo stop con disimpegno insegna al cavallo a coordinare i suoi movimenti e a spegnere il motore che dà la spinta al suo movimento. Manovra necessaria per ulteriori step avanzati nell’addestramento.

 

Obiettivi

Questo esercizio richiede una grande concentrazione da parte del cavallo, la quale deve crescere all’aumentare dell’andatura. Anche la differenza tra cavallo tenuto in lunghina e libero sarà enorme. Gli insegnerà inoltre a coordinare i movimenti per quando in futuro gli si chiederà il disimpegno dei posteriori, come nelle manovre di “freno a mano”.

 

Foto 2 – La richiesta non deve essere diversa dallo spostamento di posteriori già insegnata al cavallo nel primo modulo: il fatto che lui sia distante da noi, non deve cambiare gli aiuti precedentemente utilizzati. Capezza e lunghina controllano la testa mentre la nostra pressione spinge il posteriore via da noi.

 

Procedura

Iniziamo con il cavallo alla lunghina: risulterà più facile all’inizio. Un tondino aiuta nel movimento, ma non è fondamentale. Richiediamo al cavallo di procedere in una direzione al passo. Al momento opportuno si chiederà uno spostamento di posteriori durante il movimento, esattamente come è stato richiesto nel settimo step del metodo ATH nel primo modulo. Al posto della rana, si userà il “whoa” o il fischio. Il fatto che il cavallo sia distante e in movimento non ci deve far cambiare i segnali che gli abbiamo insegnato applicando lo spostamento di posteriori da fermo. Può aiutare immaginare di avere il cavallo vicino.

Se il cavallo non si ferma a questa richiesta, si agisce per la correzione: si prende contatto con la capezza, tirando il suo naso verso di noi e si aumenta la pressione al posteriore. Al passo non dovrebbe essere difficile da fare. Quando il cavallo sarà girato verso di noi e fermo, toglieremo la pressione, facendogli capire che ha compiuto il movimento corretto. Dopo alcuni secondi si prova la stessa cosa all’altra mano. Si ripete al passo finché la richiesta non viene compresa. Logicamente il cavallo deve avere già un buon rispetto della direzione, della capezza e saper spostare i posteriori a richiesta.

Quando il comando al passo è ottenuto senza ulteriori pressioni, si prova al trotto ed infine al galoppo. All’aumentare dell’andatura, aumenterà la difficoltà di riuscita. Talvolta bisognerà esagerare il movimento di richiesta, facendo anche uno o due passi verso il posteriore del cavallo in movimento.

 

Foto 3 – Talvolta può essere necessario l’utilizzo di uno stick per far arrivare la nostra pressione fino al cavallo.

 

In libertà

Solo quando queste richieste sono solide, si può provare con il cavallo in libertà. Non tutti i cavalli riescono da liberi in tempi brevi, quindi armiamoci di molta pazienza. Si suppone che il cavallo a questo punto conosca le regole della direzione in libertà e sappia gestire le andature. In assenza di questi requisiti, sarà ancora più complicato ottenere un risultato. Si comincia al passo, eseguendo le richieste come quando era tenuto a lunghina. Però stavolta non potremo tirarlo verso di noi, quindi si aprono diverse soluzioni di correzione. Dipende dal soggetto con cui si lavora e dalla capacità del cavaliere di capire quale azione risulterà più efficace.

  1. Continuare a muoversi verso i posteriori fino a posizionarsi quasi dietro al cavallo. I cavalli più sensibili a questo punto si gireranno a vedere dove siete, fermandosi. Otterrete così la fermata con disimpegno. Premiate la soluzione andando loro incontro e carezzandoli prima di riprendere.
  2. Per i cavalli meno sensibili la prima soluzione non darà alcun risultato, quindi sarà necessario, dopo che il comando è stato ignorato, spingere il cavallo in avanti, anche al galoppo per alcuni giri, rallentarlo e poi richiedere di nuovo la fermata. Di fatto si cerca l’associazione: se non provi a capire la mia richiesta, ti aumento il carico di lavoro e di pressione.
  1. Per alcuni soggetti invece è più efficace fermarli alla spalla, agganciarli alla lunghina, ripetere l’esercizio da legato e poi ripetere da libero. Da rifare più e più volte.
  1. Talvolta può funzionare richiedere una rapidissima fermata sulla spalla e subito dopo con disimpegno del posteriore. L’associazione del comando potrebbe aiutare il cavallo e pian piano si andrà a togliere la prima delle due richieste.

Come detto sopra, sta alla sensibilità ed esperienza del cavaliere valutare quale soluzione adottare o provarne diverse fino a trovare quella migliore per il cavallo in lavoro. Ogni cavallo ha un modo diverso di vedere il mondo ed una sensibilità personale.

 

Foto 4 – In libertà le regole non cambiano, ma la possibilità di non ascoltare del cavallo rende la sfida più ardua. Sta al cavaliere scoprire quale tecnica è più efficace sul cavallo che sta lavorando.

 

Lo stop con le transizioni

Una volta insegnato lo stop con disimpegno, si può accorpare l’esercizio alla gestione delle transizioni. Si possono alternare le fermate, così da mantenere un livello ancora più alto di attenzione del cavallo e mantenere le nostre richieste imprevedibili. Personalmente chiedo le fermate con disimpegno quando lavoro sul momento fermo-andatura-fermo, mentre su tutti gli altri momenti chiedo la fermata normale alla spalla. Ma non è una regola.

 

PERCHÉ ORA?

 

Diverse filosofie utilizzano lo stop con disimpegno fin dai primi passi di addestramento. ATH lo pone invece in questo secondo modulo. Perché? Innanzitutto, come già chiarito, una fermata sul posteriore agli inizi può generare confusione perché nella stessa zona si richiede al cavallo anche di accelerare. Quindi si è scelto di creare due aree ben distinte: sulla spalla c’è il freno, sui posteriori c’è l’acceleratore. A questo punto del secondo modulo invece ci si aspetta che il cavallo abbia ormai la capacità di gestire due comandi nella stessa area, pur con richieste diverse. Inoltre il secondo modulo è quello della “preparazione alla sella” e in sella, specie durante le prime salite, sarà necessario che il cavallo sappia disimpegnare il posteriore a tutte le andature. Ecco il motivo dello spazio per questo esercizio a questo punto dell’addestramento.

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