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LA CESSIONE AL TOCCO

Il secondo modulo ATH inizia con un concetto molto importante: la cessione alla pressione su diversi punti del corpo del cavallo.

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L’equitazione tutta si fonda su di un principio assoluto: la cessione alla pressione. Il metodo ATH fin dalle prime fasi lavora in questo senso tramite il concetto dei livelli di pressione e del rilascio. All’inizio del secondo modulo si comincia ad applicare questa nozione alle pressioni dirette sul corpo del cavallo per ottenere degli spostamenti conseguenti alle relative pressioni (Foto 1).

Foto 1 – La cessione al tocco aiuterà il cavallo a comprendere gli aiuti una volta che saremo in sella e ci migliorerà la gestione quotidiana.

Obiettivo

La finalità della cessione al tocco è iniziare ad insegnare al cavallo a cedere a quelle pressioni che un domani saranno applicate dagli aiuti di redini e gambe. Dare già un concetto da terra in questo senso aiuterà l’animale, una volta iniziato il lavoro in sella, a comprendere la logica delle pressioni applicate su di lui dai nostri aiuti. Si cerca sempre di trovare un modo il più possibile semplice e progressivo per insegnare al nostro allievo. Inoltre questi bottoni che andremo a creare ci verranno utili per spostare o muovere il cavallo nella gestione quotidiana o per qualsivoglia motivo, senza contare il ripasso costante del concetto di cessione alla pressione.

 

Come procedere

La cessione al tocco applicherà delle pressioni su diverse parti del corpo del cavallo. Per ricordarle tutte consiglio di partire dalla testa, procedendo fino ai posteriori, prima nel lato sinistro e poi in quello destro. Non è un ordine obbligatorio, ma aiuta a ricordare tutti i punti su cui andremo ad agire. Il primo punto sarà sopra il naso, dove agisce la capezza. In piedi alla sinistra della sua testa posizioneremo il palmo della mano sinistra sopra il naso (dove passano i due nodi centrali della capezza), esercitando inizialmente una leggera pressione. Se la sua testa non cede verso il petto o se il cavallo non arretra, allora la pressione aumenterà, fino a comprimere con le dita sulle fosse nasali, negli stessi punti d’azione dei nodi della capezza (Foto 2).

Foto 2 – La prima pressione si applicherà al naso, dove ci sono le fosse nasali, per ottenere una cessione del capo.

La situazione di scomodità costringerà il cavallo a trovare una soluzione. Solo alla risposta corretta, quindi alla cessione della testa, rilasceremo la pressione per poi ricominciare l’esercizio dalla pressione più bassa. Nelle prime sessioni ci accontenteremo di piccole cessioni, aspettandoci ogni giorno una risposta sempre più rapida e con meno intensità di pressione.

Dal naso quindi ci spostiamo alla guancia. Con il palmo della mano esercitiamo sempre una leggera pressione, cercando di ottenere uno spostamento laterale della testa. Se il palmo non funziona, proviamo con il pollice, rendendo la pressione più concentrata. Se ancora non funziona, allora andremo a picchiettare sempre più forte fino a quando non otterremo il movimento richiesto (Foto 3).

Foto 3 – La seconda pressione ci permetterà di controllare il movimento laterale della testa ottenendo una cessione della guancia.

Dalla guancia arretriamo alla nuca, dove applicheremo una pressione verso il basso, per ottenere una cessione del collo verso terra. Se dovesse ignorare la pressione crescente della mano, allora con indice e pollice andremo a premere dietro le orecchie spingendo verso il basso (Foto 4). Talvolta potrebbe essere necessario aiutarsi anche con la capezza, visto che il cavallo dovrebbe conoscere la cessione allo strumento verso il basso.

Foto 4- La pressione sulla nuca permette di ottenere la cessione verso il basso della testa. Gli esercizi con capezza dovrebbero aver già aiutato nella comprensione di questa pressione.

Il prossimo punto sarà il collo, dove agiremo come sulla guancia per ottenere uno spostamento del collo verso destra. Tocchiamo per comodità nella zona in cui normalmente agisce la redine d’appoggio, così da creare l’associazione di pressione (Foto 5).

Foto 5 – La pressione sul collo anticipa la futura redine di appoggio, con il conseguente controllo del movimento del collo.

Segue il petto, sul quale poggeremo il palmo della mano per avere un indietreggiamento del cavallo. Se alla pressione crescente non dovessimo avere alcuna risposta, possiamo colpire con intensità crescente il petto con la mano, oppure usare le dita per inserirci tra i pettorali e creare una situazione di fastidio senza utilizzare la forza (Foto 6).

Foto 6 – La pressione sul petto ci dovrebbe far ottenere un movimento indietro del cavallo, utile nella gestione quotidiana.

Ottenuta la cessione al petto, agiamo sulla spalla come abbiamo fatto per guancia e collo, attendendo uno spostamento verso destra, come nell’esercizio dello spostamento di spalla (Foto 7).

Foto 7 – Grazie alla pressione sulla spalla ci aspettiamo uno spostamento di spalla simile all’esercizio del primo modulo.

Segue quindi lo spostamento del posteriore che avviene poggiando la mano dove andrà in futuro ad agire il tallone quando saremo in sella (Foto 8). Così il cavallo avrà già un’idea di cosa significhi la pressione in quel preciso punto. Con l’altra mano controlliamo la sua testa tramite la capezza in modo da evitare un possibile calcio di rimando nel caso in cui sia un soggetto particolarmente sensibile sui fianchi o non abituato ad una pressione in queste zone. Come per guancia, collo e spalla applichiamo pressioni crescenti fino ad uno spostamento di posteriore uguale a quello già ottenuto nel primo modulo.

Foto 8 – La pressione con la mano aiuterà il cavallo più avanti a comprendere il significato della gamba del cavaliere arretrata.

Similare esercizio faremo mettendo pressione sul lato della groppa. Utile per spostare il cavallo nella gestione quotidiana o per chi utilizzerà poi un frustino da dressage (Foto 9).

Foto 9 – La mano sulla groppa permetterà di allontanare i posteriori del cavallo da noi.

Per l’ultimo esercizio, che è quello un po’ più complesso, torniamo al costato del cavallo, applicando la pressione con la mano sul fianco dove andrà a lavorare il tallone del cavaliere in sella poco dietro il sottopancia. Qui ci aspetteremo una cessione del costato verso destra, mentre con la capezza controlleremo la flessione del collo, in modo da non trovarci in una posizione di possibile pericolo. Di fatto otterremo una cessione alla gamba, ma senza gamba (Foto 10).

Foto 10 – Più complessa delle altre pressioni, la mano che simula la gamba del cavaliere muove il cavallo in uno spostamento laterale.

Ora siamo pronti a ripetere tutti questi esercizi sul lato destro con la stessa modalità. Durante lo svolgimento non andremo mai ad usare la voce, perché l’obiettivo è insegnare al cavallo a cedere ad una generica pressione e non ad un comando vero e proprio.

Conclusione

Un cavallo che cede a tutti questi tocchi è sicuramente un cavallo di più facile gestione nella quotidianità e che ha ottime probabilità di apprendere in futuro gli aiuti legati alla parte montata. Il rinforzo del concetto di cessione alla pressione inoltre ci verrà in aiuto e si radicherà nella sua mente, agendo inaspettatamente su molti altri livelli.

UTILIZZO DEGLI STRUMENTI

 Può capitare talvolta di avere dei soggetti particolarmente insensibili o che hanno imparato ad opporsi alle pressioni, perciò la pressione data dalle nostre mani viene ignorata per quanto si cerchi di renderla scomoda. Quindi si può utilizzare uno strumento per creare livelli aggiuntivi di pressione. Un nettapiedi potrebbe fare al caso nostro o il manico di un coltellino o ancora un legnetto sufficientemente resistente e non appuntito. Questi oggetti ci permetteranno di creare una pressione maggiore dalla quale il cavallo si vorrà prima o poi spostare. L’obiettivo è sempre quello di tornare ad una pressione più leggera, ma per poter spiegare al cavallo il concetto, dobbiamo essere in grado di superare il livello di insensibilità che può aver creato contro le pressioni.

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