Affrontiamo uno degli argomenti più discussi tra i cavalieri ricreativi e proviamo a fare un po’ di chiarezza.
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Difficile non sentire almeno una volta nell’ambito equestre di un cavallo con la “bocca dura”. Sull’argomento c’è molta confusione, quindi cercheremo di fare un po’ di luce in merito.
Quando?
Quando un cavallo è considerato “duro di bocca” per molti cavalieri? Accade quando nell’utilizzo degli aiuti di mano (tirando le redini) si deve esercitare molta forza per essere ascoltati. Spesso il cavallo fatica a girare o a fermarsi, la testa viene portata alta e il più delle volte necessita di un chiudibocca perché ha sovente la bocca aperta (Foto 1).

Le soluzioni comuni
Mediamente in questi casi si sostituisce l’imboccatura con dei torciglioni o con delle leve, che magari in un primo momento possono anche mostrare dei miglioramenti, ma dopo poco si ritorna al punto di partenza, costringendo a ricercare imboccature ancora più severe. Alcuni legano anche il cavallo con redini fisse o elastiche sotto la verticale in un lavoro da terra per “ammorbidire” la bocca ed impegnare la schiena oppure si applicano martingale, tie down o strumenti che forzano la posizione della testa nell’ottica di migliorare il controllo. Altri invece mirano a soluzioni opposte, ovvero togliere totalmente l’imboccatura, sostituendola con bosal, sidepull, capezze o simili (Foto 2).

Ma le cause?
Alla base tuttavia sembra mancare nella maggior parte delle volte un’analisi delle cause che portano ad avere un cavallo “duro di bocca”. Si cerca di correggere il sintomo senza mai realmente lavorare sulle cause. Per il calcolo delle probabilità effettivamente ogni tanto qualcuno ci azzecca, diffondendo la sua soluzione come unica possibile. Ma è davvero così?
Perché un cavallo diventa “duro di bocca”?
O forse la domanda dovrebbe essere: esiste davvero un cavallo “duro di bocca”? La risposta è no. Sebbene esistano cavalli più o meno sensibili all’azione dell’imboccatura, nessuno nasce o diventa duro di bocca. La situazione è molto più complessa e si origina in zone talvolta insospettabili.
La salute del cavallo
Per prima cosa dobbiamo sempre partire dalla salute dell’animale, prima di pensare a delle soluzioni addestrative. Per esempio i denti dei cavalli vanno controllati ogni anno e se questo accorgimento non viene seguito, i dolori che ne conseguono possono portare a delle resistenze all’imboccatura o alle richieste (Foto 3). Anche altri dolori nel corpo possono portare a delle resistenze, così come il mal di schiena, male agli arti, dolori muscolari o altro. Non da meno le rigidità muscolari, causate sia da scarso allenamento sia da predisposizione naturale, possono rendere il cavallo indisposto a rispondere alle richieste. Non da ultimo, un’errata ferratura o pareggiatura può provocare fastidi e rigidità, perciò conseguenti rifiuti. In conclusione di questa prima parte possiamo dire che dobbiamo escludere principalmente qualsiasi dolore o rigidità sul cavallo, con l’aiuto del veterinario, del dentista, del maniscalco e dell’osteopata.

L’attrezzatura
Può l’attrezzatura che utilizziamo rendere il cavallo “duro di bocca”? Certo che sì. Nel mercato esistono migliaia di imboccature ed il motivo è che ogni cavallo ha la sua bocca, la sua sensibilità, così come ogni cavaliere ha una mano diversa. Quindi non sempre la stessa imboccatura può essere efficace su diversi cavalli o con diversi cavalieri. Potrebbe essere anche che il nostro cavallo non conosca o non capisca le pressioni che l’imboccatura che utilizziamo applica, dandoci l’impressione del rifiuto. Inoltre le imboccature devono essere messe in un determinato modo, strette nella maniera corretta, con il barbozzale al posto giusto. Un errore nel settaggio può confondere i segnali inviati al cavallo con conseguente incomprensione. Anche se può sembrare strano, sella, sottosella e sottopancia possono incidere sulla risposta all’imboccatura. Una sella troppo stretta o troppo larga, un sottosella troppo rigido o ruvido, un sottopancia corto o scomodo possono influire sul movimento del cavallo creando resistenze e rifiuti. Un addestratore o un istruttore professionista può aiutarci a fare una valutazione corretta della nostra attrezzatura.

Il cavaliere
Non crediamo di non essere esenti dalle colpe di un cavallo “duro di bocca”. Le responsabilità del cavaliere possono essere molteplici, dirette o indirette. Tra le cause dirette ci sono un assetto scorretto. Essere seduti o avere il peso caricato nel punto sbagliato al momento sbagliato può rendere difficile se non impossibile al cavallo rispondere alle richieste, facendolo sembrare “duro di bocca”. Se anche l’imboccatura fosse corretta, ma il cavaliere non ne conoscesse la meccanica, è chiaro che l’utilizzo ne risulterebbe errato con conseguente incomprensione da parte del cavallo. Così come la sensibilità che la mano del cavaliere dovrebbe esercitare sulle redini non dovrebbe essere uguale per tutti i cavalli e sbagliarla può comportare delle conseguenze (Foto 4). Indirettamente il cavaliere può provocare delle problematiche in diversi modi. Per esempio se il cavallo rimane stabulato per molti giorni di seguito e poi si pretende che si metta immediatamente al lavoro senza un minimo di scarico delle energie, è quasi certo che lo si trovi “duro di bocca”. Così come utilizzare un’alimentazione errata (sia essa troppo proteica o troppo poco) o non effettuare il giusto riscaldamento prima del lavoro o dello stretching a fine lavoro (Foto 5). Perciò in definitiva, anche il cavaliere può essere la causa dei problemi del famoso cavallo “duro di bocca”. Un buon istruttore vi può dire dove state sbagliando.

L’addestramento
Non dobbiamo escludere che l’addestramento sia stato sbrigativo, troppo breve o effettuato da un personaggio privo di esperienza. Se il cavallo ha avuto un mese di addestramento da sdomo, forse non dovremmo lamentarci che è “duro di bocca”, perché i problemi sono ben altri. Perciò, escludendo questo primo caso che non credo abbia bisogno di essere approfondito, altre situazioni possono essere collegate all’incompetenza dell’addestratore, alle tempistiche non corrette dell’addestramento o al non trasferimento di conoscenze dall’addestratore al proprietario (cosa fondamentale per poter utilizzare correttamente il cavallo). Un addestramento inoltre che non tiene conto della preparazione muscolare dell’animale, specie se giovane, porta logicamente a rigidità muscolari e conseguentemente, come già detto, a rifiuti. Non da ultimo: il cavallo sta facendo quello per cui è stato addestrato? Se il mio cavallo è stato preparato da reining e io faccio passeggiate, è chiaro che qualcosa non funzioni e di conseguenza mi ritrovo con delle incomprensioni.
In conclusione
Capiamo che il “duro di bocca” può discendere da molteplici situazioni, non di rado collegate tra loro, ma non necessariamente. Una volta che abbiamo compreso questa panoramica, riusciamo anche a capire che raramente il cambio dello strumento (in questo caso l’imboccatura) sia una soluzione definitiva o di lungo termine. Inoltre dobbiamo considerare che molti cavalieri agiscono esclusivamente nella bocca del cavallo per controllarlo, senza interagire tramite assetto, gambe, redini di appoggio e via dicendo. Logicamente in un contesto del genere tutto quello che il cavallo può comunicare al cavaliere passa necessariamente solo tramite la bocca. Diventa quindi chiaro che ogni problematica o resistenza in qualunque parte del corpo viene espressa tramite la bocca, dando la sensazione di “bocca dura”. Perciò in primis c’è da capire la causa scatenate o le cause scatenanti. Solo da quelle possiamo sapere esattamente come procedere, visto che ognuna avrà un percorso risolutivo diverso. Non esiste quindi un’unica soluzione per risolvere questa problematica, ma già comprendere che non è forse la bocca il problema è un grande passo avanti.