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LE PAURE – PARTE I

Ci sono molti modi per affrontare le paure dei cavalli. La razionalizzazione è una di queste ed è la filosofia scelta dal metodo ATH. Vediamo come procedere in questa prima fase di lavoro da terra.

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Quando abbiamo a che fare con un cavallo, qualsiasi sia la nostra finalità, dovremmo fare i conti con le sue paure. L’istinto sviluppato in milioni di anni gli ha insegnato che per sopravvivere deve fuggire da ogni possibile pericolo, sia esso reale o immaginario (foto1). Tuttavia, nel caso in cui non potesse fuggire, il cavallo sceglierà di combattere contro chi o cosa ne impedisce la fuga, in modo da potersi aprire una via di salvezza. Di questo modo di vedere le cose ne dobbiamo tenere conto, quando ci rapportiamo con questi animali. In più ci serve sapere che la vista del cavallo è diversa da quella umana, essendo per loro monoculare. Questo sta a significare che la posizione laterale degli occhi permette agli equidi di avere una visione quasi totale attorno a loro, ad esclusione di un cono d’ombra dietro la groppa, alcuni centimetri davanti al naso e sotto la testa (foto2). L’impossibilità di non vedere in queste zone è da valutare mentre ci muoviamo attorno a loro, visto che rumori o movimenti improvvisi nella zona cieca possono scatenare reazioni difensive. Altro dettaglio da considerare sarà la genetica, in quanto la selezione delle razze ha portato all’esaltazione o all’attenuazione delle caratteristiche istintive insite in questa preda. Perciò vicino ad una razza più propensa all’istintività, ci saranno maggiori probabilità di reazioni di fuga o aggressione.
Vi sono diverse filosofie per affrontare le paure dei cavalli, già descritte in un precedente articolo, che sono la desensibilizzazione, l’abituazione e la razionalizzazione. Oggi andremo a descrivere nel dettaglio come agire tramite la razionalizzazione, ovvero la filosofia perseguita dal metodo ATH. Tuttavia, prima ancora di andare a lavorare sulle paure, abbiamo bisogno di lavorare sul rapporto tra cavallo e cavaliere. Essendo il cavallo un animale da branco, ricerca la protezione dei suoi simili o di chi può capire il suo linguaggio. Ecco perché è importante, prima di tutto, creare un rapporto con lui, diventandone una figura di riferimento. Non a caso, nel metodo ATH, la parte di lavoro sulle paure di un cavallo è il quarto esercizio, dopo aver ottenuto il controllo della direzione e la sua attenzione. Essere leader del cavallo non gli farà affrontare la paure, ma gli permetterà di fidarsi delle nostre indicazioni e di cercare in noi del-le soluzioni, invece di fare da sé. Ottenuto questo risultato, iniziamo il processo di razionalizzazione.
L’obiettivo, come già spiegato nell’articolo di riferimento, è quello di fare in modo che il cavallo impari a riflettere sulle situazioni, valutando di volta in volta se esse possano essere pericolose o meno. Per ottenere questo risultato dovremo allenare la parte razionale del cervello, a discapito della parte istintiva. L’allenamento deve essere progressivo e costante, per poi essere mantenuto nel tempo. L’approccio agli esercizi si deve dividere sui due lati del cavallo, in quanto, avendo la vista monoculare, ogni occhio vede solo dal proprio lato, comunicando al cervello informazioni diverse rispetto all’altro occhio. Questo fa sì che il cavallo viva due mondi separati, il destro ed il sinistro, che si incontrano solo per un breve tratto di fronte a lui. L’esperienza ha insegnato all’essere umano, durante i millenni di addestramento, che il lato sinistro del cavallo tende ad es-sere più razionale del lato destro. Perciò, per comodità, la maggior parte delle azioni che oggi facciamo per abitudine sul lato sinistro, discendono da questo passato accorgimento. Non è un caso se il termine “addestramento” contiene proprio la parola “destro”. Perciò inizieremo il nostro lavoro dal lato più semplice: il lato sinistro. In prima battuta useremo la lunghina, uno strumento che il cavallo conosce già e con cui ha familiarità. L’obiettivo è quello di creare una situazione che generi paura nel cavallo, perciò una reazione di fuga. Questa reazione non verrà bloccata o limitata, per non incorrere in una successiva aggressione, ma verrà semplicemente assecondata, in modo che il cavallo possa cercare la fuga dalla situazione da noi creata, ma non possa di fatto liberarsi da essa. L’inconcludente fuga porterà il cavallo a riflettere sulla sua scelta, fino a quando la riterrà inutile. A questo punto dovrà riflettere per trovare una nuova soluzione. È il momento in cui la parte razionale prende il posto della parte istintiva. È iniziato il nostro allenamento di rinforzo della parte razionale. A questo punto interromperemo la situazione creata, in modo che nella mente del cavallo si apra il pensiero “Se penso, risolvo i problemi”.
Nella pratica, ecco come andremo ad agire: con la lunghina inizieremo a rotearla sul fianco del cavallo, senza aver fatto alcuna richiesta. Da questa situazione lui cercherà di fuggire, non comprendendola e ritenendola perciò pericolosa. Noi lo seguiremo, senza impedirne la fuga, ma controllandola con la capezza e tenendo la sua testa verso di noi, per evitare possibili calci. Continuiamo a roteare la lunghina fino a quando il cavallo si renderà conto che la sua fuga non lo porta ad alcuna soluzione (foto3). È il momento in cui la parte razionale del suo cervello è entrata in funzione. Ma come capiamo noi di ab-biamo raggiunto questo risultato? Vi sono dei segnali che il cavallo manifesta quando pensa, che sono conosciuti come segnali di relax. I principali tra questi segnali sono:
– Masticare
– Leccare le labbra
– Abbassare l’incollatura
– Sospirare
– Mettere una gamba posteriore a riposto
– Distogliere lo sguardo dalla situazione di presunto pericolo
Vedere uno di questi segnali (foto4), significa che il ca-vallo sta iniziando a pensare, per cui noi smetteremo di muovere la lunghina. Questo rilascio convincerà il cavallo che pensare alla situazione sia la soluzione migliore. Questi segnali di relax li possiamo vedere anche mentre il cavallo è in movimento. Non deve essere per forza fermo. Credere che un cavallo fermo sia rilassato è uno dei peggiori errori che possiamo fare. Un cavallo fermo immobile, senza segnali di relax, potrebbe caricare tensione da paura, fino all’esplosione emotiva, con reazioni estreme e pericolose per lui e per noi (foto5).
Dovremo effettuare questo esercizio in diversi punti del cavallo (vicino alle spalle, ai posteriori, in alto, in basso, vicino alla testa, ecc. ) (foto6), prima di passare al lato destro, dove ripeteremo tutto da capo. Se durante questi esercizi, dovessimo per errore colpire il cavallo, non è un problema. Dobbiamo insegnare loro che non è tutto perfettamente calcolato ed un errore può esserci. Anche questo agisce sulla loro parte razionale ed insegna loro a riflettere se le pressioni che ricevono sono effettive richieste o errori involontari. L’esercizio con la lunghina è un esercizio di base, per iniziare ad affrontare la tematica della paura, usando strumenti conosciuti dall’animale. Da qui in poi potremo aumentare la difficoltà degli esercizi, passando ad oggetti sempre più paurosi, come sacchetti in plastica, ombrelli, bottiglie di plastica e via dicendo (foto7). Dobbiamo valutare di iniziare l’esercizio sempre alla distanza in cui iniziamo a vedere le prime reazioni. Se con un sacchetto di nylon il cavallo dà cenni di paura a due metri di distanza, da lì inizieremo a lavorare, creando delle zone di avvicinamento progressivo su ciascun lato, fino ad arrivare al contatto (foto8). Se non rispettiamo questi stadi di avvicinamento, il cavallo potrebbe sentire la paura troppo vicina e convincersi di essere in trappola, per cui reagire aggressivamente. Perciò, finchè non vediamo segnali di relax, non ci avviciniamo oltre e rimaniamo sul punto. Tanto più istintivo sarà il cavallo su cui lavoriamo, tanto più dovremo essere costanti e quotidiani in questi lavori, variando spesso gli oggetti con cui lavoriamo. Ricordiamoci che l’obiettivo non è quello di far sì che il cavallo non abbia paura dell’oggetto, ma che impari a riflettere sulle situazioni e trovi delle soluzioni.
Quindi, riassumendo: creiamo delle situazioni che provocano paura, le manteniamo, permettendo la fuga, fino alla vista di un segnale di relax e se necessario lavoriamo per zone di avvicinamento. Lavoriamo lato destro e sinistro separatamente, avendo cura di non passare sul lato opposto a quello su cui stiamo lavorando, almeno finchè il cavallo non avrà una sufficiente preparazione. Questa è la prima fase di lavorazione per permettere ad un cavallo di affrontare le sue paure, con il cavaliere a terra e posizione di partenza statica (cavallo fermo). A seguire parleremo delle paure inamovibili, come l’acqua, pozzanghere e qualsiasi oggetto che non potremo avvicinare e allontanare dal cavallo e poi delle paure con il cavallo in movimento. Sono tutte situazioni che vanno lavorate separatamente, perché vengono percepite come diverse da parte di queste prede.
Facciamo infine attenzione a non rassicurare mai il cavallo in fase di fuga o reazione, con l’intento di tranquillizzarlo. Questo sistema fa trovare al cavallo il rilascio della pressione nella paura, alimentandola episodio dopo episodio. Inoltre, con questo atteggiamento, il nostro compagno a quattro gambe imparerà a simulare paura per uscire da situazioni di scomodità o anche solo per obbligarci a interrompere il lavoro.
In conclusione, lavorando sulla paura abbiamo bisogno di osservare e comprendere il cavallo. La nostra finalità sarà portarlo a usare la parte razionale del cervello, in modo che egli possa imparare ad affrontare anche situazioni a lui sconosciute e scegliere la soluzione migliore. Che potrebbe essere anche la fuga. L’importante è che tale scelta avvenga in maniera ponderata e non istintiva.

 

PAURA O SVOGLIATEZZA?
Iniziando a lavorare sulle paure dei cavalli, ci si accorgerà, leggendo i segnali che essi ci inviano, che non sempre i rifiuti sono causati da paure. Talvolta semplicemente un cavallo non vuole affrontare una situazione, ma non perché ne abbia paura, ma solo perché non vuole. Un caso esemplare è il caricamento in trailer (foto9). I cavalli che realmente hanno paura del trailer sono davvero pochi. Moltissimi sono invece i cavalli che non vogliono salire in trailer. Questo strano aggeggio è per loro rumoroso, buio, stretto, si muove e magari porta in posti dove dovranno far fatica e sicuramente lontani da casa e dai loro amici. Hanno tutte le buone ragioni per non voler salire. Quindi come distinguiamo un cavallo impaurito da un cavallo svogliato? In questa fase subentra la nostra esperienza e capacità di lettura del cavallo. I segnali di relax, già descritti in questo articolo, ci aiutano a capire in che stato mentale è il nostro cavallo. I segnali opposti sono invece segnali di tensione: occhi sbarrati, incollatura alta, bocca serrata, piedi ben piantati a terra, rigidità muscolare, respiro rapido e affannoso. La lettura di questi segnali colloca il cavallo nel piano della paura o della svogliatezza. In caso di paura, abbiamo letto in questo articolo come comportarci. In caso di svogliatezza invece dovremo associare al rifiuto un maggior lavoro, in modo da poter dare al cavallo la possibilità di poter scegliere se accettare la nostra richiesta e quindi riposare, o rifiutarla e perciò lavorare. Attenzione tuttavia che,non di rado, i cavalli passano dallo stato di paura a quello di rifiuto: una volta compreso che non c’è nulla da temere, decidono che è arrivato il momento di non voler accettare le nostre richieste. Quindi, come spesso accade nel lavoro con i cavalli, dovremmo essere elastici nel nostro modo di agire ed adattarci alla situazione che muta. È evidente che lavorare su un cavallo impaurito come se fosse un cavallo svogliato, non farà che aumentare le sue paure. Viceversa, lavorare su un cavallo svogliato come se fosse un cavallo impaurito, non ci porterà mai ad ottenere la richiesta e porterà il cavallo ad apprendere comportamenti di rifiuto sempre più radicati.

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