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L’OSTEOPATIA EQUINA

Il mondo dell’osteopatia e della fisioterapia equina è in rapida ascesa. Vediamo di far luce su questo mondo con l’osteopata equina svizzera Andrea Risi.

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L’osteopatia animale si origina proprio con il cavallo, visto che questo animale fu un mezzo di lavoro prima e sportivo poi. Che le sue prestazioni fossero al top era una necessità ed il solo veterinario o maniscalco non erano sufficienti. Nacque così la figura dell’osteopata equino. Oggi questa professione si sta diffondendo, ma per molti cavalieri non è ancora ben chiaro il suo ruolo. Facciamo alcune domande ad un’osteopata svizzera professionista su questo mondo e chiediamole di aiutarci a comprenderlo meglio. La parola ad Andrea Risi (Foto 1).

 

Foto 1 La collaborazione tra Andrea Risi e ATH dura ormai da diversi anni. L’addestramento e l’osteopatia si completano vicendevolmente per ottenere il massimo benessere dell’animale ed il miglior risultato sul lavoro.
Foto 1 – La collaborazione tra Andrea Risi e ATH dura ormai da diversi anni. L’addestramento e l’osteopatia si completano vicendevolmente per ottenere il massimo benessere dell’animale ed il miglior risultato sul lavoro.

 

ATH: Iniziamo operando una distinzione: qual è la differenza tra un osteopata e un fisioterapista in ambito equestre?

Foto 2 L’osteopata usa solo esclusivamente le sue mani per curare i cavalli se non per piccoli stru-menti atti a migliorare il contatto con le strutture del cavallo. Quindi diffidate di presunti osteopati che utilizzano fantascientifici macchinari al posto delle giuste tecniche di manipolazione.
Foto 2 – L’osteopata usa solo esclusivamente le sue mani per curare i cavalli se non per piccoli strumenti atti a migliorare il contatto con le strutture del cavallo. Quindi diffidate di presunti osteopati che utilizzano fantascientifici macchinari al posto delle giuste tecniche di manipolazione.

 

 

Andrea Risi: Il movimento è la caratteristica che definisce maggiormente l’essere vivente. L’equilibrio che si crea tra tutti i suoi movimenti ce ne restituisce lo stato di salute. Quindi l’obiettivo dell’osteopata è di ristabilire l’equilibrio disturbato a tutti i livelli funzionali donando a tutti i tessuti la loro mobilità completa. L’osteopata verifica che tutte le strutture si muovano in modo ottimale. Il suo principale interesse è maggiormente nel modo in cui si muovono i vari tessuti e articolazioni più che nella loro forma anatomica. L’osteopata lavora quasi esclusivamente con le sue mani (Foto 2). Controlla tutte le articolazioni, strutture e tessuti e le tratta con diverse tecniche manuali. Manipola tutto il cavallo e non solo la zona “dolente”, in quanto il suo obiettivo è di risolvere le disfunzioni e dare al corpo la possibilità di guarire, perciò di mettersi di nuovo in equilibrio. Il fisioterapista invece esegue varie applicazioni come caldo/freddo, taping, ultrasuoni e fa massaggi e stretching. Spesso cerca di fare anche un “programma” per la terapia attiva. Ogni terapista ha la sua formazione ed esperienza, perciò ha anche un modo molto personale di toccare e trattare il cavallo.

 

ATH: Dalla tua esperienza, quali sono le aree maggiormente sofferenti in un cavallo che viene montato?

A.R.: Le aree maggiormente sofferenti in un cavallo sono la spalla ed il collo (spesso in combinazione), la schiena e la groppa. Sono mediamente le aree in cui agisce maggiormente il cavaliere ed influisce sul movimento naturale del cavallo.

 

ATH: Molti sono convinti che l’osteopata serva solo ai cavalli agonisti. È vero questo?

A.R.: Solo per i cavalli agonisti? Assolutamente no! Ogni cavallo può manifestare delle difficoltà nel movimento, nel comportamento e quindi va curato per evitare che i problemi o i disturbi peggiorino, causando anche la lesione di una struttura importante.

 

“L’esperienza nel lavoro con le persone affette da ictus o trauma cranico mi ha aiutato molto nel lavoro con gli animali: quelle persone sono spesso diverse nel carattere, nella cognizione, nel ragionamento e nella possibilità di esprimersi oltre alla problematica fisica. Quindi non risultano affidabili nelle informazioni che danno. Così il terapista deve sviluppare e migliorare i suoi sensi per captare la problematica del paziente. Inoltre il tatto del terapista diventa più specifico e più fine, perché dopo una lesione cerebrale il muscolo reagisce diversamente al tatto”

Andrea Risi

 

ATH: Quali fattori in linea di massima influiscono sui movimenti del cavallo in modo da causare dolori che richiedano poi il tuo intervento?

A.R.: I fattori che mediamente influiscono sui movimenti del cavallo sono:

– la sella, l’imboccatura, le redini o gli aiuti ausiliari;

– il comportamento del cavaliere in sella (postura, mani, gambe);

– il pascolo (nel senso della composizione del terreno e delle eventuali pendenze);

– la ferratura.

Ciascuno di questi fattori può influire in maniera autonoma o in concomitanza con altri. Non sempre è facile intuire quali sono, spesso perché nemmeno il proprietario del cavallo è consapevole di quanto questi fattori possano influire sul movimento e sul benessere del cavallo.

 

ATH: La domanda è complessa, ma quali sono i segnali che un cavallo può inviare al cavaliere per manifestare un dolore muscolare? E come può accorgersene il cavaliere di questo dolore?

A.R.: Il cavallo ci invia molti segnali, ma questi spesso sono di difficile interpretazione per un proprietario di media esperienza, essendo essi magari molto “sottili”. Alcuni di questi segnali possono essere:

– irregolarità nelle andature;

– alzare / abbassare la testa durante il lavoro;

– agitare la coda o eventualmente tenerla di lato;

– non piegarsi sulla volta;

– maggiore difficoltà su una mano piuttosto che sull’altra;

– fuga del posteriore;

– caduta di spalla;

– difficile o impossibile flessione del collo o/e della testa;

– reazione di morso o fastidio quando viene sellato o brigliato;

– vari tipi di rifiuto, come sgroppate, impennate, calci, ecc.;

– pesare o resistere all’ imboccatura;

– galoppo sbagliato, disunito o scoordinato.

 

ATH: Molti cavalieri non comprendono il motivo per cui chiamare un osteopata invece di un veterinario. Come riusciresti a far chiarezza in poche parole?

A.R.: Veterinario o osteopata? Il veterinario va chiamato per qualsiasi disturbo acuto, lesioni, ferite aperte, febbre, dubbio di una colica, ecc. È sempre meglio chiamare il veterinario per un malessere non chiaro, anche per escludere eventuali problemi “nascosti”. L’osteopata invece viene chiamato solitamente dopo la visita del veterinario ed una volta appurato da quest’ultimo che non vi siano problematiche apparentemente gravi oppure quando il veterinario non rileva nessuna problematica fisica a suo avviso, ma il cavallo dimostra comunque una problematica di movimento. L’osteopata viene anche chiamato per variazioni nel comportamento del cavallo, in caso di rigidità o movimenti irregolari.

 

ATH: Una tua singola visita può risolvere le problematiche di un cavallo? Se no, per quale motivo?

A.R.: Una singola visita da parte di un osteopata può risolvere varie problematiche del cavallo. Tuttavia non sempre si riesce a risolvere tutto in una sola volta. Il cavallo deve poi adattarsi al trattamento e solo dopo qualche giorno si vedrà in che misura il trattamento ha avuto successo. L’osteopata lavora sulla struttura fisica del cavallo, quindi tutte le varie strutture anatomiche ad essa correlata si adattano dopo il trattamento. In seguito è necessario un lavoro corretto della muscolatura per migliorare la salute del cavallo. Bisogna perciò prendere in considerazione tutto quello che riguarda cavallo trattato, quindi da rivalutare magari la ferratura, i denti o richiamare il veterinario. Una volta migliorato l’equilibrio anatomico-strutturale bisogna lavorare il cavallo con il supporto di un addestratore nel caso in cui non se ne abbia la competenza.

 

ADDESTRAMENTO E OSTEOPATIA

Amedeo Ramazzotto e Andrea Risi

Da sempre ATH è convinta che questi due ambiti debbano muoversi insieme. Tuttavia non è stato semplice trovare una figura professionale competente e disposta a collaborare per una crescita reciproca. In Andrea Risi ATH ha trovato il giusto supporto, potendo finalmente dimostrare con i fatti il completamento reciproco che queste due discipline comportano. Un cavallo per rendere al massimo durante l’addestramento deve poter avere un fisico libero di muoversi correttamente e quindi performante. Un cavallo trattato dopo un problema di lunga data necessita di un programma di lavoro mirato e continuativo che spesso un proprietario non può assicurare per via degli impegni personali, mancanza di struttura o inesperienza. Per questi motivi l’alleanza addestratore-osteopata nasce con la finalità del benessere del cavallo e per ottenere da lui il massimo risultato nel minor tempo.

 

Andrea RisiOSTEOPATA EQUINA ANDREA RISI

Andrea consegue la formazione in qualità di fisioterapista umana nel 1999, lavorando per 3 anni in una clinica di riabilitazione per gravi infortuni sul lavoro e traumi cranici. Ottiene una specializzazione in terapia neurologica (secondo Bobath) per poi trasferirsi in Ticino, dove apre uno studio di fisioterapia e osteopatia con il marito. La sua passione per i cavalli che nutre da quando ha 8 anni la porta nel 2014 ad iniziare la formazione come osteopata equina in Germania, conseguendola dopo 2 anni. Da allora Andrea si occupa di aiutare i cavalli ed i cavalieri sia agonisti che non.

Mail: andy.also.risi@gmail.com

Cel: +41 79 458 05 52

 

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